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Ad ‘Otto e mezzo’ La7 stasera ha mandato in onda due crocerossine…

La giornalista di Repubblica Annalisa Cuzzocrea stasera si è spesa in ogni modo per porre sotto la sua ala protettiva le sardine: sì, poverini, per quella foto coi Benetton hanno peccato d’ingenuità… Però non possiamo giudicarli per così poco! Mentre la Gruber sosteneva, a rinforzo, che non è saggio per lo Stato revocare le concessioni autostradali ad Atlantia col rischio di pagare penali miliardarie…

Che quadretto amorevole, che sfoggio di buoni sentimenti!

Eppure sono conosciute dai telespettatori per incalzare all’ora di cena con veemenza, faziosità ed un’acidità superlativa, al limite del maltrattamento verbale, l’ospite di turno che non gradiscono, per capirci quello inviso alla scuderia del Pd!

Evidentemente, secondo la conduttrice di ‘Otto e mezzo’, che un concessionario causi decine e decine di morti innocenti per risparmiare sulle manutenzioni e mantenersi intatto un utile di circa 1 miliardo all’anno non è sufficiente per togliergli la concessione. Al massimo diamogli un buffetto…

Chissà cos’altro dovrebbe fare per meritarsi la revoca? Forse bombardare con i droni gli automobilisti in coda ai caselli autostradali mentre sono intenti a pagare il pedaggio?

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Nel buio dipinto di buio del coronavirus

Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina è in atto da tempo: che la Cina sia diventato un formidabile avversario degli States a livello planetario è noto, così come che sia in possesso di armi batteriologiche come le altre superpotenze.

Che oggi la guerra si possa combattere su più terreni, non solo nei consueti teatri di combattimento, lo vediamo quotidianamente. Per cui non ci sarebbe di che stupirsi se dietro questo psicodramma mediatico cresciuto a dismisura in solo dieci giorni ci siano servizi segreti in azione o errori imperdonabili commessi in qualche laboratorio militare.

Sta di fatto che l’allarme internazionale appare allo stato attuale ingiustificato: a meno che non ci venga nascosto qualcosa di terribile circa le cause e le responsabilità, in un quadro geopolitico che resta sorprendentemente inquietante nella sua indecifrabilità. Un eccesso di informazione tutta fondata sull’emotività e sulla suggestione e poco o nulla sulle conoscenze e le competenze.

Sta di fatto che la paura sta contagiando l’economia internazionale e sta provocando perdite immense a molti operatori ed in primis al colosso cinese: quello che gli Usa non sono riusciti a fare con la guerra economica decennale alla Cina, ci sta riuscendo un misterioso invisibile coronavirus in solo pochi giorni.

Già solo questo fa riflettere su quanto drammatico sia lo scenario in cui tutto ciò si colloca.

Se poi veniamo a sapere che qualche settimana fa a New York alcuni think tank e la fondazione umanitaria di Bill Gates si interrogassero sui rischi economici di una imminente possibile pandemia nel sudest asiatico, c’è da rizzare i capelli.

Sta di fatto che adesso si sta scatenando, nonostante gli appelli alla calma e le rassicurazioni del governo Conte, il panico generalizzato proprio perché alimentato dall’irrazionalità: e di questo dobbiamo ringraziare l’informazione allarmistica e assolutamente lacunosa ed improbabile che ci viene propinata ormai h 24 a reti unificate, con le poche voci di esperti che, pure loro, sconcertano per il pressapochismo e l’avventurismo di certe valutazioni.

Nell’era delle tecnologie digitali e dell’informazione in tempo reale, siamo piombati incredibilmente nel buio delle pestilenze medievali.

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Lo danno per morto ma il M5S è come l’araba fenice…

C’è un proverbio che dice: “fa’ del bene e scordatene, fa’ del male e pentitene”.
Il M5S ha fatto molto bene al Paese ma, a furia di ascoltare radio e tv e di leggere i giornali, ha finito per scordarselo e di non esserne più orgoglioso come dovrebbe.
Da dove ripartire? Dalla sua storia, da tutto quello che di positivo si è fatto, per valorizzarlo e comprenderne fino in fondo la portata e per fissare il tanto che si può ancora fare per il futuro.
Dalla consapevolezza di essere riusciti a riportare sulla carreggiata un Paese deragliato nella rovina morale e materiale.
Non si ha più il favore dell’opinione pubblica? Non fa niente.
Adesso è così, ma le cose cambiano in fretta.
A forza di continuare a seminare si raccolgono prima o poi i frutti del proprio lavoro: anche se la stagione avversa ha deluso le aspettative e frustrato i propositi.
Non per questo il contadino smette di coltivare il proprio fazzoletto di terra.
La delusione non è un buon motivo per demordere: al contrario il bagno di umiltà è un bagno di salute.
Si sa, la sconfitta è salutare per definizione: perché ci permette di individuare gli errori e di correggerli.
Abbiamo permesso a tanta gente di ricevere il RdC, sottraendola all’indigenza?
Ot-ti-mo!
Ma costoro non lo hanno apprezzato? Non importa.
Intanto ciò dimostra che lo abbiamo fatto con le migliori intenzioni senza chiedere nulla in cambio e poi così ne mettiamo davanti allo specchio i limiti, i vizi, le contraddizioni.
E’ pur sempre una lezione di vita: dimostriamo che qualunque rivoluzione parte in primis dalle coscienze e che nessuno si deve aspettare dagli altri ciò che lui stesso non è disposto a dare.
Se i cittadini calabresi preferiscono la vecchia politica… ne hanno tutto il diritto: rimangano al palo finché non riterranno necessario riprendere a camminare. L’importante è restare al loro fianco per ricordarglielo: perché aiutando gli altri si aiuta se stessi.
Chi ha assaporato l’ebbrezza di contare anche solo come un granello di sabbia per modificare la cruda realtà non può più accettare di tornare nell’ombra del silenzio per soccombere nella rassegnazione.
Perché l’esistente può piacere ad alcuni, una minoranza, non alla maggioranza delle persone, che ne soffrono.
E poi il M5S rappresenta insieme una dimensione del pensiero e dello spirito: se vuoi cambiare la realtà circostante ti devi rimboccare le maniche e muoverti in sintonia con i tuoi simili. Perché da solo non ce la puoi fare.
“Uno vale uno” non vuol dire infatti che ciascuno vale come l’altro: ma quando mai! Vuol dire, banalmente, che ognuno è insostituibile per raggiungere un obiettivo condiviso.
E’ la logica del peer to peer: un gruppo su un social network è tanto più efficace negli obiettivi che si è dato, cioè potente, quanto più utenti vi aggrega.
Al M5S si potrà cambiare nome, potrà cambiare veste, potrà cambiare persino amministratori ma non potrà mai rinunciare a raggiungere i suoi obiettivi, già rappresentati dalle cinque stelle: da questo dato di storia non si prescinde.
Con la rivoluzione digitale, finché l’élite non troverà una qualche scusa per impedircelo con la censura, siamo tutti partecipi di un’azione collettiva che si pone degli obiettivi dichiarati e, come tali, condivisi.
Per questo il M5S, con il suo sistema operativo, risorgerà sempre dalle sue ceneri.

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Il PD sulla prescrizione si gioca la faccia

La commedia degli equivoci messa su dai soliti potentati secondo cui il Pd sarebbe tornato vincente, senza neppure una particolare cautela nel divulgarla tanto sono sicuri della loro supremazia nel formare l’opinione della gente comune, è veramente insopportabile.
Il M5S, a questo punto, ha solo una possibilità, giocare a carte scoperte per sbugiardare i soliti compagni di merende: l’oligarchia piddina (non la sua base elettorale che, purtroppo, non capisce ma si adegua alla narrazione mistificante dei suoi capi) e i lego-berlusconiani.
Evitare mediazioni, far capire a costoro (in primis ai cittadini) che se tirano troppo la corda, semplicemente disinnescando la legge Spazzacorrotti (con il famigerato ddl Costa) o limitandosi a “multare” i Benetton per lasciargli le concessioni autostradali sulla pelle e la dignità degli italiani, il governo cade nell’immediato: s’intende, proprio per mano loro.
Le tv piddine già hanno sfornato la fake news che vede da ieri il Pd tornato vincente, quando i numeri dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che Bonaccini ha vinto soltanto perché è stato capace di scrollarsi di dosso la nefasta influenza di quei personaggi che guidano ai vari livelli il suo partito e ciò gli ha consentito di incamerare, sia pure incidentalmente, il voto dei pentastellati.
L’unico modo per contrastare questa narrazione fasulla è scoprire la carte: cari piddini, siete davvero così sicuri di aver vinto le elezioni in Emilia Romagna e di aver recuperato credibilità?
Bene, vi aspettiamo in Aula sull’abolizione della Riforma Bonafede (blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado), peraltro appena entrata in vigore, e sulla revoca delle concessioni autostradali al gruppo Atlantia.
Vediamo se avete il coraggio di sfidare il buonsenso e di perdere la faccia, supponendo (per assurdo!) che ne abbiate ancora una.

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Quando pure il buonsenso va in prescrizione…

Cosa c’entra il linguaggio di odio, scurrile e fazioso, della vicedirettrice del TG di La7 Gaia Tortora contro Marco Travaglio, reo semplicemente di aver detto che la Spazzacorrotti non manda gli innocenti in galera?
Evidentemente nulla, con buona pace di quell’elegantona!
Fra l’altro il direttore del FQ interveniva a margine dell’affermazione fatta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, in replica a quanto sostenuto nel talk show “Otto e mezzo” di giovedì scorso dalla giornalista di Repubblica Annalisa Cuzzocrea per cui “tantissimi innocenti finiscono in carcere e potrebbero vedere per anni…”, aveva precisato giustamente che gli innocenti non finiscono in carcere: non riuscendo però a completare il suo pensiero con il concludente “a causa della Spazzacorrotti” perché subito interrotto dalla stessa e poi portato a parlare di altro dalla Gruber.
D’altra parte che l’intervento della Cuzzocrea fosse completamente fuori fase, anche semplicemente sul piano logico, è dimostrato dal fatto che, poichè si stava discutendo di prescrizione, attribuire a questa il ruolo salvifico di sottrarre gli innocenti alla galera, come la Cuzzocrea lasciava intendere, può voler dire unicamente che la macchina della giustizia per definizione condanna gli innocenti e che dunque ben venga la prescrizione ad impedirglielo.
Un pensiero aberrante e che, a prenderlo sul serio, risulta platealmente eversivo: in altre parole, la Cuzzocrea con estrema disinvoltura ci sta dicendo che, poiché ritiene che la magistratura sistematicamente sbagli e mandi in galera gli innocenti, ci vuole la prescrizione che ne azzeri l’operato.
Ma se pensa questo (su mandato del suo editore?), inutile nascondersi dietro la prescrizione!
Lo dica chiaro e tondo: poiché la giustizia manda in galera tanti innocenti, aboliamola!
Ma, a questo punto, cosa deve pensare il cittadino comune di fronte a tanta faziosità, volgarità ma soprattutto demenzialità?
Che, se questi sono gli “opinionisti”, cioè coloro che plasmano l’opinione pubblica, siamo messi molto ma molto male!
Per fortuna, ogni tanto capita in tv il gigante Marco Travaglio (non per gentile concessione del padrone del vapore ma perché ovviamente porta su l’audience), che non gliele manda a dire!
Anche a costo di venire insultato impunemente dai lillipuziani.

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La mossa del cavallo

Raccontano i retroscena che una parte importante del corpaccione del Pd sia in gravi ambasce, per una serie di nodi che, passati i test elettorali odierni, i suoi capi si troveranno ad affrontare da lunedì sul tavolo del governo.
Uno di questi è proprio il tentativo di cancellare la legge blocca prescrizione del ministro Bonafede, già in vigore dal 1° gennaio.
Per una componente sostanziale dell’organizzazione piddina (non si può ammettere che sia quella maggioritaria), il ripristino della prescrizione val bene Salvini.
Sono settimane che non ci dormono più la notte ma non sanno come sganciarsi dai pentastellati senza essere poi additati al ludibrio dei loro stessi supporters.
Del resto, l’espressione beffarda del ministro Bonafede a precisa domanda della Gruber l’altra sera a “Otto e mezzo” è stata quanto mai rivelatrice; pareva dicesse: “Ci provino i renziani, se ne hanno il coraggio, a far cadere il governo su questo punto!”.
Ed ha pienamente ragione: la partita di governo si gioca tutta lì.
Ampi settori del Pd (non solo i fuoriusciti) considerano la legge Spazzacorrotti che ha bloccato la prescrizione dopo la sentenza di 1° grado, come fumo negli occhi: non possono tollerare di perdere questo prezioso salvacondotto che gli garantisce l’impunità per gli eventuali reati commessi, semplicemente assoldando squadre di avvocati (né più né meno di ciò che ha sempre fatto Berlusconi per venire a capo dei suoi guai giudiziari).
Tali e tanti gli scheletri nell’armadio, per i funzionari piddini e gli imprenditori “di area”, che a causa di tale legge molti si trovano adesso a vivere con il patema d’animo; essendo possibile che reati già commessi ma non ancora scoperti dalla magistratura e che magari salteranno fuori solo tra due-tre anni, non vadano prescritti, come era nelle loro certezze solo fino a qualche giorno fa.
Del resto, non è un mistero che l’alleanza di governo col M5S è sempre stata indigesta ad ampi strati del partito democratico, costretto ultimamente a fare cose che, a chiacchiere i suoi dirigenti sostenevano a gran voce da anni, ma sotto sotto non si sarebbero mai sognati di mettere in pratica.
Per cui, nelle segrete stanze del partito, da qualche giorno si è fatto largo un dilemma indecente: in Emilia Romagna meglio perdere da Salvini o vincere con Bonaccini resistendo poi coi pentastellati a Palazzo Chigi?
Inutile rivelare che si sono trovati d’accordo sulla prima opzione: sacrificare Bonaccini, consumare l’ennesima débacle elettorale, la madre di tutte le sconfitte, e con questa pistola fumante in mano avere l’occasione giusta per togliere la fiducia a Conte, ripristinando finalmente le buone antiche abitudini: in primis la prescrizione salvatutti.
E’ per questo che oggi Bonaccini si deve guardare, più che dai leghisti, dal fuoco amico: ne è così consapevole che in queste settimane di frenetica campagna elettorale ha sempre evitato di trovarsi accanto sul palco la dirigenza piddina. Come ha fotografato, nella kermesse di chiusura della campagna elettorale, un graffiante Gene Gnocchi negli improbabili panni del candidato governatore: “ho la guardia del corpo perché ho paura che mi si avvicinino i dirigenti del Pd”.
La conclusione?
Se gli elettori emiliano-romagnoli del M5S vogliono oggi assestare un colpo a un destino ma anche ad un disegno cinico e baro, hanno a disposizione nella cabina elettorale niente poco di meno che la mossa del cavallo, cioè il voto disgiunto: apporre la croce sul simbolo della lista del M5S ed, in simultanea, fare lo stesso sul nome di Bonaccini.
Insomma, volete fare un dispetto al Pd? Votate il loro candidato presidente.